A Martino Mastinu
A Mario Bonarino Marras
Ai fratelli d'Argentina, angeli senza ali in volo nel cielo di Buenos Aires,
caduti nel Mar de Plata.
Guerra ai fascismi di ogni terra e di ogni tempo,
ora e sempre.
Lo diceva sempre, nonno, che tutto ritorna uguale.
Io non ci ho mai creduto a quello che diceva; ma era bello restare ad ascoltare quando parlava, anche se non si capiva mai se le sue parole fossero favola o realtà, se fossero verità o finzione; sapeva raccontarle così bene le storie, nonno, che tutto sembrava vero.
Come quella volta in cui, molti anni fa, sulla spiaggia grande della città, mi parlò di una donna amica sua: - quando io avevo vent' anni- disse - e questa sabbia era così bianca che sembrava polvere di borotalco, conobbi una donna di città straniera, che aveva gli occhi di questo mare. Quando lei se ne andò, la sabbia per la tristezza diventò nera, e il mare grigio-.
Io l’ho scoperta poi, da grande, la storia vera della sabbia candida, diventata scura non per colpa della tristezza di un abbandono, ma a causa di altri e molto meno nobili motivi. E un po’ ci rimasi male, ma non tanto perché quel candore accecante l’ho potuto cercare solo nelle vecchie fotografie, ma perché il racconto del nonno era più bello del vero. La favola era più bella della realtà.
Ora, che molte stagioni sono passate da quei racconti, molte lune sopra la Sella del Diavolo, molte parole sul mio cuore tenero di bambino ormai inaridito dagli anni e dai soli d'estate, ora lo so, che le storie che raccontava il nonno non erano favole.
Forse parlava così perché stessi attento a quel che diceva mentre passeggiavamo al mare o per i vicoli della città vecchia, quando raccontava di ogni pietra bianca, di ogni graffio sui muri delle cripte, con le ciglia aggrottate e lo sguardo perso lontano oltre il Castello, oltre la Sella del Diavolo, oltre il mare e il mondo tutto intorno.
Parlava così perché non perdessi neanche una parola, perché non dimenticassi nulla, - che quando si dimentica - diceva - tutto ritorna uguale-.
Ora lo so cosa vuol dire, che tutto ritorna uguale.
Ora che ho visto i militari di guardia alla Porta dei Leoni o a quello che è restato in piedi di Porta Cristina; proprio come quando c'erano gli aragonesi e i cagliaritani venivano buttati fuori dal Castello all'imbrunire, " a son'e corru", e quelli trovati ancora dentro le mura dopo il suono del corno imprigionati nella Torre di San Pancrazio o in quella dell' Elefante.
Soltanto adesso che c’è il coprifuoco, ho capito cos'è il suono del corno.
Ed ora che lo so, ripenso a quando il nonno mi raccontava cosa accadde nel 1973, quando lui aveva un anno; accadde che i fratelli cileni - così li chiamava, - sparivano dalle case e non tornavano più ; e dopo i fratelli del Cile, cominciarono a sparire quelli d'Argentina e tra loro anche molti figli di Sardegna come noi.
Scomparve Martino Mastinu di Tresnuraghes.
Sparì Antonio Chisu di Orosei.
Sparirono Vittorio e Anna Rita Perdighe di Samugheo.
Sardi, emigrati in sud america in cerca del pane che la nostra terra non gli dava più. Non tornarono neanche loro, inghiottiti dal mare al largo di Buenos Aires.
A me ha sempre fatto paura la storia degli scomparsi, ma questo al nonno non importava; me la raccontava ugualmente, e spesso, - così tu non ti dimentichi- diceva serio.
Per molti anni, io, però, l’ho dimenticata.
L’ho dimenticata fino a che non ti ho cercata dappertutto; senza trovarti.
Fino a che tutto non è ritornato uguale alle parole del nonno.
Me la sono ho scordata, quella storia; fino ad oggi, primavera dell'anno 2073.
Oggi, che dal Cile del 1973 sono passati cento anni.
Cento anni. Ma tutto è ritornato uguale.
La spiaggia no però, quella è ancora nera come quando ero bambino e il nonno mi raccontava della sua donna andata via; la sabbia ha ancora lo stesso colore d'asfalto ma adesso c'è il filo spinato sulla battigia e i cavalli di Frisia dove prima c'erano i bar. E dietro i sacchi di sabbia le torrette di cemento armato e i buchi per strada che non ci si può più passare.
Perché la battaglia, dopo le elezioni, è scoppiata improvvisa ed inattesa come una bufera di maestrale.
Ed ora che è finita e abbiamo perso, ci sono solo i soldati. Ovunque.
Sai perché ho continuato a cercarti?
Perché avevi gli stessi occhi della donna del nonno, lo stesso colore di mare che diceva lui, e se tutto ritorna, se tutto era tornato uguale, magari eri tornata anche tu; e ho pensato che se ti avessi trovata e portata in spiaggia magari sarebbe ritornata bianca anche la sabbia.
Magari tutto sarebbe ritornato uguale a quando era bambino il nonno, e non c'era guerra e non c'erano soldati, solo ricordi, solo storie passate recenti, solo memoria.
Ma tu niente, scomparsa.
Eppure ti ho cercata.
Non sapevo neanche se fossi ancora qua, o avessi già cambiato città, nazione, continente.
Se te ne fossi andata, o se ti avessero preso e portata via, visto che tutto è ritornato uguale e la gente comincia a sparire anche qui, come spariva in Cile, come spariva in Argentina e in tutto il Cono Sur, un secolo fa.
- Le città mi piace viverle- mi avevi detto.
Non girarle né visitarle. Viverle.
E a me sembrava che qui da vivere ci fosse ben poco.
Mi sono chiesto come si potesse desiderare vivere questo cadavere di città grigio di uniformi.
Mi sono domandato quanto hai resistito prima di sentirne l'odore nauseante.
Pensavo che qualche giorno sarebbe stato sufficiente per averne la tasche piene di queste strade di polizia e di eserciti, di facciate di palazzi svuotati, quinte di guerra bucate di piombo, di occhi piccoli e spioni nascosti tra viali grandi e piccole tane.
Ti ho cercata ugualmente, per giorni.
Percorrendo sempre le stesse strade, arrancando sulle stesse salite, fermandomi nelle stesse piazze, riposando sempre sullo stesso gradino della Cattedrale.
Guardando ogni faccia, le stesse facce. Sono tutte uguali, tanto, se non sei tu.
Non so quante volte ho percorso le vie del centro o quante volte ho salito e ridisceso le stradine del porto e del vecchio quartiere dei pescatori, dei marinai e delle battone, giù alla Marina. Pensavo fosse più facile lì, dove i gabbiani sono più degli uomini, trovarti su una panchina assolata a respirare il mare.
Pensavo fosse più facile, dove anche le pietre hanno un nome - come diceva nonno - e un viso sconosciuto non si dimentica.
Ti ho cercata per giorni.
Niente.
E poi all'improvviso, eccoti.
Dopo la fuga finita male, alla laguna, dove tutto, in fondo, comincia e termina.
Ora che mi ricordo del nonno e di tutte le parole e di tutte le storie.
Ora che niente dovrebbe essere così com'e'.
Paradossalmente averti davanti, ora, mi complica le cose.
Perché quando tutto capita all'improvviso io non ho mai le parole pronte.
E perché solo so che sei bella.
Nient'altro so di te.
E non c'è il tempo di raccontarti tutto, del nonno e della sua donna straniera che aveva gli occhi come i tuoi, di tutto che ritorna uguale al 1973, dei compagni che cominciano a sparire anche qui, della fretta di incontrarti per dirti tutto quello che avrei voluto, prima che sparissi, prima che la spada del tuo sguardo mi chiudesse la bocca arrivando al cervello, prima che mi perdessi nel deserto dell'immaginazione, strisciando tra una realtà di catene e i miraggi di ciò che sarebbe potuto essere, se tutto non fosse così com'è.
Così posso solo immaginarlo, come sarebbe potuto essere, perché non ho nient'altro.
E immaginare non è facile, perché l'immaginazione è la realtà dei vinti.
Ma cos'altro posso fare ormai?
Pensa a come sarebbe freddo questo pavimento, e buio questo buio, e nauseante questa puzza di morte se non potessi neanche immaginare di averti trovata e di poterti parlare, finalmente.
Ma mi hanno beccato sulla spiaggia della laguna, mentre ancora ti cercavo, proprio nel punto in cui con nonno prendevamo il mare sulla sua barchetta di legno verde speranza, Gramigna si chiamava, riemersa dal tempo insieme a tutte le parole che avevo scordato. L’ho trovata, è ancora lì, adagiata su un fianco, ad aspettare.
Dopo il coprifuoco, mi hanno preso, ed ora su questa camionetta mi portano ad Elmas credo, o a Decimomannu, all'aeroporto militare.
Ed ora che le parole non hanno più tempo e i sogni stanno per scadere, ora che solo ti ho potuto incontrare al buio dei miei occhi bendati, continuo ad immaginare come sarebbe potuto essere.
Chissà come sarebbe.
Se solo fossimo liberi.
Chissà come sarebbe.
Se non avessi questa benda sugli occhi e le mani legate dietro la schiena.
Ma posso solo immaginarlo come sarebbe, mentre volo giù da quest' aereo, e l'odore del mare si fa sempre più vicino.
E mentre cado, la benda vola via dagli occhi e prima che il vento e le lacrime mi costringano a chiuderli, vedo la Sella del Diavolo e la spiaggia.
Bianca.
Chissà come sarebbe contento, il nonno.
Ma l'odore del mare si fa sempre più vicino.
Il mare si fa sempre più vicino…..
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