venerdì 24 febbraio 2017

Il ponte


La vecchia strada che dal paese portava a valle era abbandonata da più di trent’anni. La natura se l’era ripresa a poco a poco e Nino l’amava proprio per questo. Non dimostrava la sua età, il vecchio pescatore: i capelli folti, il volto squadrato, abbronzato come il collo taurino, le braccia vigorose, irrobustite dall’andare per mare, a remi, dal calare e dal salpare le reti, dal lavoro nei campi, quando il tempo metteva al brutto e il mare si faceva lupo e il vento sciacallo. Solo le gambe a volte incerte tradivano la fatica di una vita spesa faccia al maestrale. Era basso, ma la solidità con cui stava al mondo dava l'idea di un nuraghe.

La strada era sempre deserta, per questo Nino si stupì quando notò l’uomo elegantissimo poggiato al parapetto del vecchio ponte sul fiume.

Gli si accostò. I polsini della camicia bianchissima spuntavano dalla giacca di un completo blu, impeccabile. Osservò le mani del giovane, candide, quasi trasparenti, sul cui dorso, come fuoco nella notte, spiccavano due graffi sottili e non poté fare a meno di paragonarle alle sue, che sembravano scarpe di cuoio vecchio.

- Isperdio vi siete? -, domandò, con l’italiano stentato che riservava ai forestieri. Il giovane tacque, osservando i pennacchi di fumo che si levavano qui e là nella vallata. - E’ tempo di potatura: i rami vecchi li bruciamo subito a sennò le piante si malàdiano; se ne accorgono, se non le curi e a dispetto danno olive siccagne.

L’uomo si scosse: - che ore sono?-, chiese.

- Eh boh, io mi regolo con la luce del giorno. Credo che è quasi mesudie -.

- Ho fatto un casino - sbottò il giovane; - gli asset erano tutti sbagliati, non ho tenuto conto dell’outlook sui titoli, ho sbagliato il pricing sui future e ho perso milioni di euro. I clienti si sono insospettiti; ho truccato i rendiconti e per coprire le perdite, ho sottratto i soldi da altri depositi, all’insaputa dei titolari. Sono fottuto -. Mentre parlava si tormentava le mani, che ogni tanto aspergeva di un liquido che a Nino parve disinfettante, dall’odore.

Il vecchio continuò: - dal mese prossimo cominciamo ad arare le vigne, poi decespugliamo che altrimenti il fuoco si mangia tutto. Vieni, Cuccumeu, è quasi ora di pranzo -.

Il giovane fu colpito dalla frustata del suo vecchio soprannome. Nessuno lo chiamava così da secoli. Nino lo aveva riconosciuto, nonostante tutto.

Allontanandosi dal parapetto, il vecchio spinse oltre il bordo una grossa pietra che vi era stata poggiata sopra: cadde nel lago con un tonfo, portandosi dietro la corda alla quale era stata legata.

A Nino ricordò una stella filante, al giovane un grafico. I due restarono a guardare i cerchi che si irradiavano sulla superficie dell’acqua, finché non scomparvero. Si lasciarono il ponte alle spalle e si incamminarono, in salita, verso il paese.

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