mercoledì 8 marzo 2017

Di donne che non hanno bisogno di uomini

A marzo Cannestorte è colorato. C’è il verde dell’erba, il rosso delle succulente, il giallo delle ciucciose che sanno di limone, il bianco dell’asfodelo, il mare viola del rosmarino e della borragine. Il resto dell’anno è grigio di terra e polvere ma a marzo no, Cannestorte è un arcobaleno, è un sogno in bianco e nero che svanisce un mattino di maggio, quando l’estate si sveglia di soprassalto nel cuore della primavera.
Blu mi passa a prendere in bicicletta.  
–Ci vieni alla casa del drago?-, mi fa.
-Andiamo-. Non le chiedo neppure perché. Blu non concepisce il dubbio, Blu non tentenna, Blu non ha paura. Blu decide, poi fa. Ci andrebbe comunque, anche senza di me e questa consapevolezza inaspettatamente mi angoscia. Non perché pensi che non sappia cavarsela da sola. Non ha bisogno di nessuno, Blu. E’ il fatto di saperla lontana, di non poter avere l’occasione di sentirle dire –guarda lì, hai visto?-, ecco, è questo che mi fa paura. Non poter condividere la sua visione del mondo, non poter volgere lo sguardo verso qualcosa che ignoravo fino a quel momento, prima che me lo mostrasse. Blu vede cose, sempre, che io non vedo, mai.
Saltiamo sulle bici, io su Ferragliosa, lei su Megliosola e partiamo. Passiamo accanto alla spiaggia delle alghe che odora di sale ed erba bagnata, poi la strada sterrata si fa salita leggera e si inerpica sul promontorio. Sotto di noi lo strapiombo della scogliera, al largo l’Isola del Vento Cattivo e gli scogli puntuti come denti di squalo che nei giorni del VentoLupo mordono legni e scafi di ogni fattezza e materiale e sempre li sbranano. Il Capo Grande si allunga sul mare e lo sfiora con la dolcezza di una carezza furtiva: mentre la scogliera che costeggiamo è aspra e irta di rocce acuminate, il Capo è una collina che si abbandona dolcemente all’acqua, senza litigarci: oggi è verde di grano giovane, rossa di papaveri e sulla.
La casa del drago è una vecchia cava di pietra, abbandonata da decenni, sulla sommità del promontorio. E’ un grande fossato a pianta quadrata, con le pareti perfettamente perpendicolari rispetto al suolo: sembra una grande piscina svuotata dall'acqua, senza piastrelle, come se qualcuno avesse fatto spazio estraendo un enorme cubo di pietra dalla roccia. Sui fianchi ci sono ancora le ferite lasciate dai dischi d’acciaio che tagliavano la pietra in blocchi squadrati. Da piccolissimi, per non rischiare che ci avventurassimo da soli sul bordo della cava, raccontavano che fosse la casa del drago e che quei solchi paralleli fossero i segni della sua furia, unghiate distribuite a destra e a manca sulla pietra viva.
Oggi che i draghi non li temiamo più è diventata la nostra base segreta. Radiolina ci va a baciare Aurora, io e Cuccumeu a tirare di fionda e a guardare le fotografie di donne nude su un giornale rubato all’edicola. Blu mi ci porta a cacciare lucertole che usa come esca per le murene. La seguo. E’ lontana, forse a dieci passi da me quando sollevo una grossa pietra piatta sotto la quale mi è parso di vedere il guizzo di una coda. Quando la rovescio una biscia grossa un braccio mi si rivolta contro. Solleva la testa a cinquanta centimetri da terra, quasi fosse un cobra. Si prepara ad attaccare. Ci sono una decina di piccoli nascosti tra le sue spire, frammenti bianchi di gusci d’uovo dischiusi da poco sparsi tutto intorno. Le bisce mi terrorizzano. Un panico freddo mi attanaglia la nuca, vorrei gridare ma non riesco a farlo.
Blu mi afferra per il collo della maglietta, mi costringe ad arretrare di cinque metri. Quasi mi trascina, perché le gambe non rispondono.
Si piazza davanti a me, fissa il rettile per qualche istante. Mi aspetto che da un momento all’altro lo abbatta con il bastone che sempre si trascina dietro.
Non lo fa. Il serpente si acquieta, abbassa il capo poggiandolo sul corpo arrotolato, finalmente calmo.
-Perché non l’hai uccisa?-, le chiedo mentre rientriamo a casa, veloci sulla strada in discesa.
-Zitto! Ora c’è la collinetta, preparati a saltare- .
Le bici acquistano velocità, arriviamo sul montarozzo di terra che ci fa da trampolino, spicchiamo il salto.
Restiamo sospesi nell’aria per un tempo che sembra infinito, farfalle in controluce su un cielo rossiccio, in volo sopra i campi fioriti della  primavera di Cannestorte.
I capelli di Blu sono stelle filanti, posidonia che danza con l'onda sul fondo del mare.






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